Dialoghi - Barbara
Una delle fedelissime Ford di Barbara. Fonte: Barbara Vigolo

Una delle fedelissime Ford di Barbara. Fonte: Barbara Vigolo

Safaristi, dopo il grande successo della prima puntata (qua il link) è arrivato il momento che tanto stavate aspettando: la seconda parte della chiacchierata con Barbara Vigolo!

Nel primo capitolo avevamo principalmente discusso di natura e umanita’. Avevamo parlato di quella “macchina” naturale e straordinaria che è l’uomo e di come interagisce con la natura e l’ambiente circostante (o forse si tratta semplicemente di adattamento?). In questa seconda parte continueremo a parlare di macchine, questa volta in maniera più letterale: Barbara ci parlerà infatti prima di tutto del suo progetto “Europa in Ford”, che in questi anni l’ha portata a raccontare le sfaccettature del mondo e dell’uomo dai finestrini di due fedeli compagne di viaggio a quattro ruote.

Concluderemo poi con la sua visione di fotografia e dei motivi che la spingono a proporre una fotografia decisa, che non scende a compromessi cromatici ma che va dritta al punto. Ovviamente per quest’ultima domanda vi consiglio caldamente di vedere prima il suo portafoglio su Instagram o online!

Vi lascio a Barbara Vigolo quindi, che ringrazio ancora, e vi auguro buona lettura!

Edo: L’Europa in Ford. Ci racconteresti le modalità e i motivi che hanno portato alla nascita di questo progetto? Qual e’ il tuo obiettivo? Personalmente trovo che Europa in Ford su Instagram sia un eccellente esempio di storytelling, che in questo mondo di fotografi auto-proclamati generato da Instagram che “postano e scappano” riesce a connettere e a unire i puntini (ovvero tutte le tue foto) in una maniera non convenzionale e molto più profonda. Hai dei piani per continuare il giro una volta finita la Scandinavia?

Barbara: Europa in Ford è una rubrica dedicata al reportage di viaggio on the road e nasce ufficialmente nel 2019, ma ha una vita decisamente più lunga alle spalle. Da sempre ho amato viaggiare in macchina (come ne parlo nel mio blog) e ho due compagne insostituibili, la vecchia Focus del 2002 e la sorella minore Fiesta del 2015. Assieme abbiamo visitato 26 paesi in Europa e l’idea poi trasformata in rubrica è in effetti venuta alla luce quasi per scherzo durante uno di questi: correva il 2013, ero in viaggio con la Focus, un tour da Trieste a Cefalonia per un totale di 4300 km in due settimane.

La tecnologia all’epoca era un po’ meno versatile rispetto ad oggi e, nonostante tutti gli sforzi, il navigatore mi mandava costantemente lungo strade bianche e non segnate. Questo una volta mi ha quasi fatto precipitare in un dirupo, trasformando il tutto in una scenetta tragicomica davanti agli occhi increduli di un contadino greco che mi guardava appoggiato placidamente sul suo forcone.

Ho deciso allora di voler documentare le (dis)avventure filmandole con il cellulare. Dopo una lunghissima tratta dalla Grecia attraverso l’Albania, fino in Montenegro (sempre su magnifiche strade sterrate, piene di buche e non segnate) che, tra soste in luoghi di interesse, traghetti e pause si è protratta per 25 ore di viaggio, mi sono addormentata in auto sul lago di Scutari. Li ricordo che ho cercato invano di riprendere il meraviglioso cielo stellato, commentando “Grazie per aver scelto di viaggiare con Europa in Ford, che vi porta attraverso i luoghi più inaspettati del vecchio continente”! Solo un anno fa, quando ho pensato di voler dare una voce più concreta ai miei racconti di viaggio, ho scelto un nome ed un volto per questa rubrica. Ecco che ogni tappa diventa un luogo da raccontare attraverso parole, immagini e filmati.

Tra le prossime storie che sto preparando, c’è un viaggio verso occidente, sempre con partenza Trieste, attraverso il sud della Francia, la Spagna, fino a giungere in Portogallo. Un capitolo a sé andrà invece al “Balkan Tour” che mi sta particolarmente a cuore, perché la mia metà materna è originaria di quei luoghi. Voglio raccontare i Balcani in tutte le loro complesse sfaccettature, poiché ancora oggi rimangono poco conosciuti e spesso incompresi. Infine, da amante del Grande Nord, ho in mente un progetto decisamente più grande di me, che spero di poter svelare e condividere al più presto. Sarebbe nel contempo un’avventura senza pari ed il coronamento di un sogno.

Il sogno è quello di poter espandere il già vastissimo e variegato territorio, arrivando a realizzare il “Mondo in Ford”. La speranza nell’immediato è quella di trovare altri amanti ed appassionati di viaggi on the road con cui condividere queste esperienze.

Aurora boreale a Mageroya - Foto: Barbara Vigolo

Aurora boreale a Mageroya – Foto: Barbara Vigolo

Guardando le tue foto, ho notato che hanno tutte “carattere”: colori saturi, brillanti nel chiaro e nello scuro. Non sono certo colori pastello, ma sono colori che ti colpiscono dritto per dritto. Barbara, quanto c’è di te in questa scelta cromatica e quanto invece ti lasci ispirare dal luogo in cui ti trovi?

Non posso che confermare, i colori decisi mi piacciono tantissimo! In questo diciamo che c’è una compartecipazione al 50%. Difficilmente fotografo qualcosa che non “sento”, anche se il panorama che mi si para davanti può essere bellissimo. Nel contempo lo visualizzo nella mia mente e quando arriva il momento di sistemare le foto in post produzione, cerco di rievocare le emozioni che ho provato quando mi trovavo nel luogo ritratto. Naturalmente dietro a questo si cela anche la preparazione: un paesaggio di solito ha bisogno di tempo, calma, pazienza e relax, per scegliere l’ora, il periodo e l’attrezzatura giusta. Non sempre ciò è possibile, quando si è in viaggio spesso si va di fretta, ci si adatta al meteo, agli orari e ovviamente non si può sempre pianificare, dovendosi adeguare.

Quindi ci sono volte in cui rimango fedelissima e mi limito ai più semplici accorgimenti in Lightroom sul file RAW, di solito questo accade nelle foto di paesaggio naturale. Altre volte invece eseguo tagli specifici, applico maschere e faccio risaltare alcuni colori maggiormente rispetto ad altri per creare una precisa atmosfera, e lo faccio principalmente nei paesaggi urbani. Solitamente scelgo appositamente periodi dell’anno (autunno-inverno e primavera) per garantirmi una determinata tipologia di luce e gamma di colori. Tutto questo è estremamente personale, legato al modo in cui io osservo e vivo le ambientazioni in cui mi trovo e al modo in cui le voglio raccontare. Una sorta di libera interpretazione artistica per mostrare il paesaggio attraverso i miei occhi.

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