Cosa fare a Vardø, tra pizza e graffiti al confine del mondo
Cosa fare a Vardø, tra pizza e graffiti al confine del mondo

Vardø – uno dei graffiti piu’ famosi fatti durante il Komafest: si tratta di un verso di Moby Dick, di Charles Dickens

Penso che ognuno di noi abbia uno o più “happy places”, come si dice in inglese. Posti ordinari, semplici, talvolta oggettivamente bruttini, verso i quali però proviamo un’attrazione irresistibile. E soprattutto verso i quali gravitiamo naturalmente come la Luna intorno alla Terra, sentendoci finalmente a casa una volta raggiunti. Io di questi posti ne ho diversi, per lo più sparsi tra Nord America (vedere qui per post su Vancouver ed Europa settentrionale. Ma nessuno è assurdo quanto Vardø, la citta’ piu’ orientale della Norvegia.

Popolato da duemila anime, Vardø sorge su un’isoletta nel mare di Barents alla quale si può arrivare in auto tramite un tunnel sottomarino di poche centinaia di metri. E proprio uscendo dal buio del tunnel sottomarino ci si ritrova in quello che sembra un set di quelle serie thriller scandinave come “The Valhalla Murders” che tanto stanno spopolando su Netflix.

Piccolo dettaglio: il posto è reale, decisamente reale.

Andiamo a conoscere il villaggio

Una volta una florida cittadina di pescatori, Vardø ha poi vissuto un lento e continuo declino con le vecchie generazioni che hanno lasciato il passo a quelle più giovani, che però di stare completamente immersi nella notte per 6 mesi consecutivi proprio non ne volevano sapere.

Questo ha fatto della Vardø di oggi un susseguirsi di case in rovina, barche a remi in secca da ormai troppi anni e qualche sparuto negozio che continua a servire imperterrito la (poca) popolazione locale. Il tutto in attesa che il villaggio diventi una delle città fantasma più a nord del mondo, dall’alto dei suoi 70 gradi di latitudine. Saranno i gradi sotto zero spesso acutizzati dal vento polare, saranno le strade deserte o forse l’oscurità che ha ancora la meglio sul Sole nei primi giorni dopo la notte artica, ma credo che questa atmosfera da “fine della corsa” sia assolutamente palpabile nel villaggio e contribuisca enormemente al suo fascino.

Come se non bastasse, pochi sanno che Vardø è entrata nei libri di storia non per l’attività dei suoi pescatori o per il fatto di ospitare tutt’oggi un radar americano puntato verso la vicina Russia (il confine è a 60 KM circa, non consiglio di avventurarsi da quelle parti senza una ragione valida), ma per il fatto di essere stata epicentro di una serie di processi per stregoneria che ha portato all’esecuzione di oltre 90 persone, prevalentemente donne, nel diciassettesimo secolo.

Il memoriale che ricorda la caccia alle streghe di inizio 17esimo secolo

L’evento è ricordato allo Steilneset Minnested, che occupa una posizione con vista mozzafiato sul mare appena fuori dal nucleo abitativo. Il memoriale, inaugurato nel 2011, è stato creato per rendere omaggio alle vite spezzate in quegli anni e anche, da un punto di vista più materiale, per creare un punto di interesse alla fine di una delle più belle strade panoramiche della Norvegia che ha in Vardø uno dei suoi principali snodi.

Cosa fare a Vardø, tra pizza e graffiti al confine del mondo

Steilneset Minnested – L’installazione di Louise Bourgeois

 

Cosa fare a Vardø, tra pizza e graffiti al confine del mondo

Steilneset Minnested – L’installazione di Peter Zumthor

Una volta attraversato un sentierino ghiacciato e innevato si giunge al monumento vero e proprio, composto da due installazioni. La prima, creata dall’artista Louise Bourgeois poco prima di morire, è sostanzialmente un cubo di vetro contenente una sedia dalla quale esce una fiamma perpetua circondata da specchi ovali sospesi dal tetto del cubo. Molto suggestivo, soprattutto con il rumore delle sferzate del vento artico in sottofondo e la luce fioca che attraverso il vetro del cubo dona un tono bluastro.

L’altra installazione, dell’artista svizzero Peter Zumthor, consiste in una struttura di legno lunga 120 metri che sorregge un “sigaro”, anch’esso in legno. All’interno di questo sigaro si trovano 91 piccole sezioni, una per ogni vittima dei processi, composti da una lampadina (che simboleggia l’anima e lo spirito delle persone giustiziate), una piccola finestra quadrata e una stele che racconta la vita della persona e dei motivi per cui è stata condannata.

La vista d’insieme dall’interno è molto suggestiva, anche perché il sigaro non è illuminato e l’unica fonte di luce rimangono le lampadine che illuminano le finestrelle e le pareti in legno. L’effetto creato e’ proprio quello di un “bosco incantato” illuminato da lucciole. Dall’esterno la vista è altrettanto bella con questi spiriti intrappolati nelle lampadine. Nel buio dei pomeriggi artici, queste “anime” spuntano in maniera molto evidente dalle piccole finestre della struttura quasi come a chiedere aiuto aspettando la liberazione da quella prigione culturale in cui sono stati condannati 300 anni fa. Il memorial è aperto tutto l’anno e gratuito.

Il forte di Vardø, ovvero il Vardøhus Festning

A pochi passi di distanza troviamo anche il Vardøhus Festning, ovvero il forte di Vardø datato al 14esimo secolo. Per ragioni di tempo e temperatura non sono mai riuscito a visitarlo, ma stando alle guide dovrebbe valere almeno una passeggiata. Per completare il cerchio, è proprio anche il luogo in cui sono state eseguite la maggior parte delle sentenze durante i processi.

 Una curiosità: dato il clima rigido e l’umidità dei mesi estivi, le zone di tundra non sono favorevoli alla crescita degli alberi. Infatti, il forte ospita l’unico albero di Vardø, custodito gelosamente e mantenuto attentamente avvolto in strati protettivi durante l’inverno.

Lasciando da parte streghe e forti per un po’, a Vardø ci sono anche cose interessanti che trasmettono energie positive! La prima sono i graffiti e le opere di street art che tappezzano gli edifici e le aree libere della città: sono il risultato del Komafest, creato da un graffittaro norvegese che, per aiutare la città a risvegliarsi dal coma (da qui KOMAfest), ha chiamato a raccolta colleghi da tutta Europa per dare un tocco artistico a Vardø e un motivo in più per attrarre l’attenzione dell’industria del turismo.

La pizza piu’ a nord del mondo!

Un’altra “attrazione” locale è il Nordpol Kro, uno dei pub più vecchi della Norvegia (aperto nel 1864) e addobbato in stile inglese. Personalmente lo trovo una vera gemma, tanto che anche in Italia è raro trovare pub più caratteristici. Lì avete l’opportunità di mangiare la pizza più a nord della vostra vita, e devo dire che non è neanche male. Fate solo attenzione ad ananas e a altri ingredienti strani! Il menù e in norvegese e la proprietaria del pub non è proprio la persona più affabile e gentile che abbia mai conosciuto. Però vende anche le mappe per trovare facilmente i graffiti discussi sopra, molto utile. Nel corso degli anni ho anche provato un ristorantino thai/indiano (ABC Thai), nella media. Il Nordpol Kro rimane la mia scelta di riferimento in quanto a cibo e bere (ottime birre locali).

Il verdetto della nostra visita a Vardø

In tutto, una giornata è sufficiente per visitare Vardø e raccomando di farlo percorrendo la E75, che è una bellissima strada panoramica che da Varangerbotn porta fino a Hammingberg (parco naturale aperto solo in estate) lungo il fiordo di Varanger passando per Vardø. Se siete fan del birdwatching, nei mesi estivi potete osservare centinaia di specie di uccelli (tra cui le pulcinelle di mare) che rendono quest’area un paradiso per gli appassionati. Infine, il famoso traghetto postale Hurtigruten che circumnaviga la Norvegia saltando di fiordo in fiordo fa tappa anche nel porto locale.

Concludendo, più che i monumenti e i palazzi in generale mi interessano gli uomini e le storie che creano interagendo con un determinato luogo. Vardø, da questo punto di vista, è incredibile e proprio per questo mi strega (pessima battuta :P) e affascina. Li’ troviamo infatti l’uomo che combatte col passare del tempo, l’uomo schiavo della superstizione ma anche l’uomo che prova a ripartire coi graffiti e resistere con i negozietti. In questo isolotto da fine del mondo c’è molta più umanità di quanto non dicano le strade deserte e i tetti di legno bucati.

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