Condividere l’aurora: SafariBoreali

Safaristi, conoscete l’aneddoto “life is a journey, not a destination” attribuita a Ralph Waldo Emerson? Se frequentate i social su base giornaliera di sicuro l’avrete già vista colorata e inquadrata in tutte le salse esistenti.

Personalmente mi trovo d’accordo a metà: accetto la prima parte, non accetto la seconda. Secondo me il viaggio ha bisogno di una destinazione per potersi realizzare al meglio e dare l’opportunità alle storie e agli avvenimenti che davvero ci restano nella memoria di realizzarsi. D’altronde non è un caso che tutte le storie vissute che vengono rimembrate nelle serate tra amici comincino con “Mentre andavamo a…” oppure “Prima del concerto di…”.

L’aurora è un caso a parte ed è per questo che, nel caso di un safari boreale, “aurora is a journey AND a destination”. Il fatto che per molti sia un’esperienza da fare una volta sola nella vita e che comunque l’osservazione dell’aurora rimanga percepita come un qualcosa legato alla fortuna rendono la “destinazione” aurora tanto importante e ambita quanto il viaggio, o almeno trasformano l’aurora nel climax del viaggio un po’ come quando Frodo raggiunge la cima del vulcano per buttarci l’anello (ci saranno le aurore nella Terra di Mezzo?).

Digressione sulla destinazione a parte, tante persone mi chiedono come faccio ad andare tutti gli anni negli stessi posti ed avere ancora una voglia matta di andarci. La risposta è proprio in quel journey: il proporre alle persone di venire con te, il luccichio dei loro occhi quando parli di aurora, i loro respiri affannosi la prima volta che scendono dall’aereo a -25 gradi con i polmoni che chiedono aiuto sono davvero le impressioni e i ricordi con cui riempi la valigia emozionale che ti sei portato dietro. Per non parlare poi dei loro sguardi e delle loro lacrime quando davvero realizzano il loro sogno e vedono l’aurora danzare nel cielo per la prima volta. Sapere di essere la persona che ha organizzato e reso possibile quelle lacrime vale davvero tantissimo e non c’è nulla di materiale che possa equivalergli.

Come dico sempre quando voglio fare il filosofo, l’aurora la si vede nel cielo ma in realtà è dentro ognuno dei partecipanti che si aggiunge al viaggio. E in questo credo fermamente.

Per questa ragione voglio oggi inaugurare una nuova sezione del blog dedicata proprio alle persone che hanno l’aurora dentro. Persone che, come me, potrebbero vivere di pane e aurora 365 giorni all’anno e che quando gli parli delle onde del mare (pensando a Riccione) pensano alle onde del mare di Barents.

Nei mesi a venire pubblicherò quindi delle mini conversazioni, divise in due parti: la prima parte avrà due domande standard, che farò a tutti gli ospiti. La seconda parte avrà due domande ad hoc basate sull’attività e gli interessi dei singoli ospiti. Sono personalmente molto curioso di vedere come diverse persone percepiscono l’artico e specialmente l’aurora, che ben si presta alle più disparate emozioni e sensazioni.

Ma per non lasciarvi con la bocca asciutta in attesa del primo vero ospite, ho deciso di espormi personalmente e darvi un primo assaggio di quello che verrà! Quindi, ecco a voi il dialogo boreale con Edoardo, creatore di SafariBoreali!

Prima di cominciare con le domande “intense”, presenteresti a me e ai lettori il tuo blog e cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura?

Da sempre amante dei climi artici, cinque anni fa organizzai una “caccia” all’aurora boreale con un amico in Canada. Di quella notte, ricordo due cose: l’emozione per la prima visione dell’aurora della mia vita, durata esattamente 10 secondi, e poi il freddo patito per il resto del tempo.

Da lì ho cominciato un percorso per studiare l’aurora in tutti i suoi aspetti scientifici, creando così dei safari per limitare il ruolo del fato il più possibile e fare in modo che nessun’altro debba sperimentare il freddo di quella prima volta canadese!

SafariBoreali nasce proprio per condividere con voi quello che ho imparato in questi anni, oltre che per raccontarvi dei luoghi e dei momenti artici che mi hanno lasciato qualcosa! La missione del blog è quella di diventare un punto di riferimento per l’aurora boreale e i climi artici in generale, nonché un punto di ritrovo per l’organizzazione di viaggi di gruppo e non.

Domanda standard 2: SafariBoreali è un blog che tratta di paesi e viaggi artici ma che soprattutto parla di aurora: mi racconteresti cosa è l’aurora boreale per te, dove l’hai vista per la prima volta e cosa hai provato?

Come detto prima, vidi l’aurora per la prima volta in Canada nel 2016. L’attività era piuttosto flebile, il cielo nuvoloso e ad essere onesti non eravamo abbastanza a nord. Tuttavia l’aurora aveva deciso di premiarci per il coraggio e lo spirito di iniziativa e apparve per qualche istante. In quel caso posso dire che è stato davvero un colpo di fortuna.

Ripensandoci dopo, la cosa che mi colpì di più dell’aurora fu il silenzio. Credo che il nostro cervello associ automaticamente il movimento con il suo suono, e vedere qualcosa che si muove senza avere alcun suono associato mi colse un attimo di sorpresa. C’erano ovviamente dei camion che passavano sulla strada vicino e a un certo punto udimmo anche degli ululati, ma ovviamente nulla avevano a che fare con l’aurora.

Per me l’aurora è pura natura al servizio dell’animo umano, in grado di suscitare emozioni che neanche sapevamo di avere. Probabilmente è per questo che per vederla bisogna sfidare il freddo, la neve e il meteo spaziale! L’aurora bisogna meritarsela e conquistarsela!

Domanda particolare 1: a parte la camera da letto a 40 gradi da bambino, cosa ti spinge davvero a cercare sempre cose “diverse”, ovvero posti non turistici in aree del mondo non turistiche e a finire quindi sempre in posti freddi, ventosi e ghiacciati?

Credo che con l’avvento dei social e dei voli low cost il turismo si sia uniformato parecchio. Una persona può non essere mai andata a New York, per esempio, e conoscerne tutti gli edifici principali solo girando tra YouTube, Instagram e Netflix. Seriamente, la prima volta a New York per me è stata un susseguirsi di deja-vu che ha in qualche modo spento la sorpresa e l’eccitazione di essere in un posto nuovo e incredibile come la Grande Mela. Il mio bisogno e la mia voglia di uscire da giro mi hanno quindi fatto gravitare naturalmente verso posti diversi dove i turisti “normali” e i social tendono ad arrivare di meno. Il mio odio per i climi caldi e soffocanti, la mia passione per la pianificazione e la mia curiosità di scoprire posti nuovi hanno fatto il resto!

Domanda particolare 2: Una facile, per concludere. Se prendo la bucket list di viaggi di SafariBoreali, cosa ci trovo dentro?

Una lista infinita! In ordine di grandezza del sogno:

  • Vedere l’aurora australe in Antartide: serve dire altro?

  • Isole Svalbard: la possibilità di dormire in tenda in mezzo agli orsi polari è qualcosa di incredibile!

  • Andare a vedere i ghiacciai in Groenlandia e in Newfoundland, con la famosa “icebergs alley”

  • Isole Faroe: la versione più selvaggia dell’Islanda.

  • Islanda: tornare più e più volte per vedere ogni singolo centimetro di quell’isola magica

  • Siberia: dormire a Ojmjakon, la città più fredda del pianeta e percorrere la Road of Bones, 2 mila KM a -40 gradi di temperatura in una regione rimasta sostanzialmente ferma ai tempi di Stalin

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